AMICI 10 TRUFFA: TUTTO GIA’ DECISO, ANNALISA SCARRONE VINCERA’ LA SEZIONE CANTO

febbraio 11, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - Talent Show

Alle 10.00 di mattina del 7 febbraio 2011 il noto “Presenzialista TV” Gabriele Paolini, dal 2002 inserito nel “Guinness dei Primati”, in merito ai suoi 30.000 ‘sabotaggi catodici’, attraverso i suoi Avvocati Lorenzo La Marca e Massimiliano Kornmuller, ha depositato una corposa querela contro il Produttore discografico Rudy Zerbi e la Societa’ televisiva Mediaset. Attraverso i suoi tanti agganci TV, il terrore dei giornalisti catodici, e’ venuto a sapere che l’edizione numero 10 di “Amici”, talent show di Canale 5 e’ tutta una truffa!!!.

Per quanto riguarda la competizione ‘canto’ e’ infatti gia’, da tempo, tutto deciso a tavolino. Per il grosso ‘potere’ che possiede Rudy Zerby, quest’ultimo ha letteralmente imposto alla redazione di ‘Amici’ la vittoria della concorrente Annalisa Scarrone. Ci sono in ballo infatti tanti soldi, interessi pubblicitari ed esclusive discografiche. Tutto cio’ svilisce evidentemente il significato del concorso televisivo e, soprattutto, del televoto. Insomma tanti ignari telespettatori spendono inutilmente soldi; tutto questo si chiama truffa!!!.

Da sottolineare che gia’ per l’edizione numero 9 di “AmiciGabriele Paolini svelo’, in netto anticipo rispetto all’ultima puntata del programma, la truffa del televoto dello stesso talent show. Anche in quell’occasione il birichino della TV presento’ una querela, annunciando che la vittoria del programma era gia’ stata decisa da tempo, a favore di Emma Marrone.

Fonte Articolo Originale


Il video della dichiarazione di Paolini su Amici 2010, rilasciata il giorno prima della finale

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

DISCOGRAFIA: L’industria Discografica Prosegue la Sua Discesa agli Inferi

gennaio 31, 2011 :: Pubblicato da - Claudio Stecchetto :: Pagina - News

Nonostante la continua lotta alla pirateria e un incremento delle vendite online, il mercato musicale perde pezzi e non sfrutta appieno il web.

Il piatto piange o, meglio, è disperato. L’industria discografica prosegue la sua discesa agli inferi tra rossi di bilancio, scelte inadeguate e qualche piccolo spiraglio di speranza che viene dal mercato digitale. Tuttavia, internet è ancora terreno di discordia per gli addetti ai lavori, che demonizzano la rete come assassina dell’industria (in quanto veicolo primario della pirateria) e ancor più spesso dimostrano una carenza cronica di strategie adatte al web e alla sua struttura policentrica, che ha cambiato la fruizione dei prodotti culturali.

Il rapporto sul 2010 della International federation of the phonographic industry lancia un nuovo allarme al settore: gli introiti delle case discografiche continuano la fase di discesa (-9% delle vendite mondiali), mentre la pirateria online resta la principale falla del ‘sistema musica’. Nonostante lo smantellamento definitivo di due capisaldi del file sharing, LimeWire e Pirate Bay, i file illegali distribuiti attraverso internet rappresentano il 95% di tutto il materiale musicale scaricato dalla rete. Per questo i dati positivi delle vendite legali via web non possono rappresentare la panacea ai mali dell’industria del disco. iTunes, Amazon e servizi simili hanno fruttato al settore 4,6 miliardi di dollari lo scorso anno, con un fatturato globale in crescita del 6% rispetto al 2009 ma inferiore alle attese (intorno al +10%) degli analisti. Le vendite via internet costituiscono il 29% dei ricavi complessivi delle compagnie. Il mercato più maturo resta quello statunitense, che garantisce il 50% complessivo degli introiti. Il formato cd potrebbe aver fatto il suo tempo, anche se a decretarne il superamento non saranno gli utenti ma le case produttrici degli impianti hi-fi (spesso parenti strette delle major del disco), come successe prima con il vinile e poi con le audiocassette. Tuttavia, mp3 e mp4, almeno nella loro forma legale, non sembrano pronti a rimpiazzare il supporto fisico e i più pessimisti prevedono un futuro grigio anche per le vendite digitali.

Una voce fuori dal coro è quella di Thomas Hesse, presidente dell’area business digital di Sony Music, che prova a diffondere fiducia ricordando come ancora si debbano esplorare le enormi risorse del settore mobile, che con la diffusione di smartphone e tablet potrebbe aprire il mondo musicale digitale a un’utenza nuova. Inoltre, i negozi online hanno pochi anni di vita e scontano ancora una certa diffidenza da parte dei consumatori, restii a lasciare i propri dati personali in rete. “Ci sono motivi per credere che la crescita del settore possa accelerare”, ha detto Hesse. Un mercato web in fase di consolidamento è quello europeo, cresciuto del 20% nel 2010, trascinato dall’avanguardia britannica (+30% su base annua) ma anche dalla nascita di servizi alternativi alla vendita vera e propria delle canzoni. Gli ultimi mesi hanno registrato il successo di Spotify, sistema per l’ascolto di musica in streaming che conta ormai 750mila abbonati e una popolarità in costante ascesa.

Insistere sullo sviluppo del web come canale distributivo è fondamentale. Ma per coglierne appieno le potenzialità servono investimenti strutturali per la banda larga e il wifi (centrale nell’universo mobile), oltre a strategie dedicate appositamente a internet da parte delle discografiche, con promozioni mirate, l’uso dei social media e azioni virali che tendano a perpetrare il valore della canzone invece di ribadirne l’estemporaneità, come accade con gli investimenti su fenomeni a rapidissimo consumo. Nel complesso, dal 2004 a oggi, le vendite via internet sono cresciute del 1.000%, mentre le entrate globali dell’industria musicale sono calate del 31%. Le vecchie strutture industriali sono insostenibili, l’approccio confuso e predatorio del ‘tutto e subito finché si può’ non è altro che dannoso. Servono idee, programmazione e, forse, una discreta dose di passione per la musica e il suo valore umano, prima che di mercato. In fondo, come ha dichiarato recentemente Max Hole, capo operativo di Universal Music, “il meccanismo ha appena cominciato a muoversi”.

> Vedi Fonte Articolo Originale Qui

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

DISCOGRAFICI TREMATE: PIRATE BAY TORNA ALLA RIBALTA

gennaio 29, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - Pirateria

Ad un anno dal blocco del sito per l’indicizzazione dei file .torrent lo staff dichiara nuovamente guerra alle major discografiche: “In primavera arriveranno sorprese”. Per adesso c’è solo un annuncio ed un avvertimento alle major dell’industria discografica. Cominciate a tremare, gli viene detto. Ma non è ancora ben chiaro se si tratta di una minaccia al semplice scopo di creare allarmismo ed inutile preoccupazione, di uno spot, o di avvisaglia di seri pericoli ed una nuova importante sfida.

“DISCOGRAFICI, TREMATE” – E’ un membro di Pirate Bay, sito internet svedese dedicato all’indicizzazione di file .torrent per la rete Bit Torrent, bloccato dagli organi di polizia da quasi un anno e quindi ora inaccessibile, a lanciare il messaggio pro-pirateria. La riscossa dei sostenitori della libera circolazione dei contenuti sul web potrebbe arrivare attraverso un nuovo dominio registrato ben 4 anni fa dallo staff di The Pirate Bay, The Music Bay.

All’indirizzo fear.themusicbay.org, al quale oggi compare una pagina web bianca, dalla primavera prossima potrebbe giungere una particolare sopresa per l’industria musicale. I protagonisti della nuova rivoluzione, però non aggiungono ulteriori particolare al loro progetto.

BATTAGLIA PRO-PIRATERIA – Il sito torrent The Pirate Bay, che negli ultimi anni ha subito, pagando a caro prezzo, le controversie giudiziarie aperte dalle industrie produttrici di software di mezzo mondo, ha sempre giustificato la sua possibilità di esistere affermando di non violare la legge, poichè – sostengono – a differenza di altre tecnologie Peer to Peer, i dati da loro ospitati sono solo chiavi per rintracciare i file condivisi all’interno di migliaia di macchine collegate alla rete Internet.

“L’industria della musica non può neanche immaginare che cosa abbiamo in programma di implementare nei prossimi mesi. Per anni hanno lamentato amaramente della pirateria, ma adesso devono avere veramente paura ”, fanno sapere a TorrentFreak. “Sarà una sorpresa speciale per il 78 ° compleanno della IFPI, e stiamo pensando di organizzare una grande festa a Roma, dove fu fondata”. L’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry, Federazione internazionale dell’Industria Fonografica) è un’organizzazione che rappresenta gli interessi dell’industria discografica a livello mondiale, che ha cominciato la sua battagli anti-pirateria nel 1971.

Unisce 1400 aderenti in 66 paesi. Cosa succederà? Non ci resta che attendere.

Donato De Sena

Fonte dell’articolo: Roccocipriano.it

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

XFACTOR CHIUDE: E’ UFFICIALE, NON CI SARA’ LA QUINTA EDIZIONE

gennaio 29, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - News, Talent Show

tutto musika x factor mara maionchi francesco anna tatangelo elio enrico ruggeri 2011 E ufficiale: la quinta stagione di X Factor non ci sarà

In un’intervista rilasciata al portale, Liofredi ha detto: “Mi sono difeso con i risultati. Io sono arrivato il 23 Luglio 2009 – ha ricordato -, in 76 settimane di direzione ne ho vinte 66 contro Italia1 e 55 contro Rai3. Nella prima parte del 2010, Rai2 è stata la rete che ha prodotto di più. Non credo che lo riproporremo. Il problema principale è stato una controprogrammazione estremamente forte. Il prodotto era godibile e il marchio è forte però l’azienda deve confrontarsi con dei tagli di budget enormi. Come direttore di rete devo rivisitare le possibilità e le opportunità del budget di Rai2 cercando soluzioni diverse. Con spazi economici differenti, possiamo trovare formati che ci diano la stessa soddisfazione. Potrei metterci mano io stesso“.

Per il conduttore del talent, Francesco Facchinetti potrebbe arrivare un nuovo programma: “Stiamo preparando una trasmissione che dovrebbe andare in seconda serata e che a livello sociale è molto importante” ha continuato Liofredi. “Si chiama Sbarre. È la storia di alcuni ragazzi che hanno avuto a che fare con la legge e che vivranno per uno o due giorni in carcere con un condannato di lungo periodo. L’obiettivo è per far capire loro cosa hanno rischiato nella vita, portando un esempio positivo all’esterno“.

Sarà stato veramente un caso, o il passaggio della Maionchi alla concorrenta ha fatto crollare l’impalcatura sulla quale si reggeva la maggior parte del programma (essendo l’unico giudice veramente serio e professionale)???

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

SIAE: 800 MILIONI DI EURO DI DEBITO VERSO GLI ASSOCIATI

gennaio 26, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - SIAE

La SIAE ha un debito di 800 milioni di euro nei riguardi degli autori ed editori associati: lo sostiene una rappresentanza importante delle categorie interessate in una lettera firmata dalle associazioni degli editori FEM e ANEM e dalla Federazione Autori FA, nel cui consiglio direttivo siedono tra gli altri Giulio Rapetti (Mogol), Gino Paoli, Mario Lavezzi e Tony Renis.

“Una cifra enorme se comparata con il debito che hanno le altre società europee”, scrivono gli estensori della missiva, ripresa dal blog di Mario Luzzatto Fegiz Fegiz Files, sottolineando che “la SIAE è diventata la più costosa tra le società di collecting europee, con un aggio superiore rispetto a tutti i suoi diretti competitor”. A fronte di tali costi, scrivono FEM, ANEM e FA, la società “vanta la peggiore performance in termini di servizi e una maggiore lentezza nelle ripartizioni”. Il bilancio passivo della SIAE, aggiungono, è “frutto di decisioni, delibere, stanziamenti di risorse che da una parte hanno eroso le finanze della società e dall’altra non hanno portato nessun miglioramento in termini di qualità e di efficienza”.

Non è tutto, perché oltre alle politiche economiche dell’ente le tre associazioni ne denunciano la gestione clientelare e personalistica: “Chi negli ultimi anni ha gestito la SIAE, grazie ad una solida maggioranza sia in Assemblea che in Cda”, accusano, “ha inesorabilmente smantellato la Società sia in termini economici che in termini etici”.

La conclusione, per FEM, ANEM e FA, è che oggi la “SIAE è una Società in perdita che, in mancanza di reali interventi di modernizzazione, rischia uno scenario ‘Alitalia’ ”.

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

XFACTOR: CALANO GLI ASCOLTI, SI CHIUDONO I BATTENTI

gennaio 18, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - News, Talent Show

XFactor

Diciamo che la “bomba” non piove dal cielo del tutto inaspettata, voci dai corridoi degli addetti ai lavori e nefaste previsioni filtravano fin da quando è calato il sipario sull’ultima edizione. Ma la quasi-ufficialità fa comunque rumore e innescherà discussioni. Per chi ancora non l’avesse capito…si parla della più che probabile chiusura di X-Factor in Italia.

Il format televisivo/musicale che fa sfracelli in mezzo mondo (ma non ha mai sfondato in Italia) e lancia nuove postars nelle classifiche di vendita (questo si, lo ha fatto pure da noi) è appeso ad un filo, sottile e fragile, che starebbe per spezzarsi. In un’intervista al sito di Davide Maggio il direttore di RAI 2 Massimo Liofredi ha dichiarato che un’altra edizione -la quinta- del talent show sulle frequenze del canale che dirige:

“non credo sarà riproposta”.

Il motivo? I costi troppo elevati, il vil denaro:

“Il prodotto era godibile e il marchio è forte però l’azienda deve confrontarsi con dei tagli di budget enormi”.

X-Factor costa troppo per una RAI in clima di tagli e risparmi, e nei 4 capitoli ‘offerti’ in questi anni non ha reso quanto avrebbe dovuto in termini di auditel. Gli altri aspetti non contano, in (questa) televisione comanda il dato prettamente numerico. Letta così la frase virgolettata poche righe sopra sembra una pietra tombale, impossibile da interpretare. Programma cancellato, morto e sepolto. Eppure Repubblica riporta una precisazione -non si sa quanto consolante- dell’azienda.

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

SONY, VIVENDI, WARNER e EMI: CARTELLO PER MANTENERE I PREZZI DELLA MUSICA IRRAGIONEVOLMENTE ALTI

gennaio 13, 2011 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - News

A pochi giorni dal decimo compleanno di iTunes, il progetto che ha reso l’acquisto di brani digitali un fenomeno di massa, le major discografiche si trovano al centro dell’attenzione dei media. Non si tratta, però, dei festeggiamenti per il negozio di Cupertino, bensì di una possibile truffa ai danni dei consumatori. A quanto emerge da una recente causa portata di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti, Sony, Vivendi, Warner Music e EMI avrebbero creato un cartello digitale affinché i prezzi delle canzoni rimanessero irragionevolmente alti.

La questione è stata sollevata nel lontano 2001 a seguito delle possibili attività illecite di MusicNet e PressPlay, due servizi di distribuzione online controllati dalle major dell’intrattenimento. Con costi prossimi ai 240 dollari di abbonamento annuale, a cui si aggiungono gravi limitazioni come l’impossibilità di trasferire i file su riproduttori portatili, i quattro big della musica sembra si siano accordati in modo da ottenere un vantaggio competitivo sul mercato. Prezzi stabiliti a priori, e non determinati dal normale andamento di domanda e offerta, ed esclusione dei competitor dall’ampio margine della distribuzione: queste le principali accuse mosse contro le case discografiche coinvolte nel procedimento legale Sony Music Entertainment VS Kevin Starr .

Le attività di cartello avrebbero imposto un prezzo wholesale, quindi destinato ai rivenditori, di 70 centesimi a brano, nonostante il reale valore di mercato fosse decisamente più basso. A questo obolo, inoltre, vanno aggiunti i rincari sul consumatore finale: ecco affiorare i famosi 99 centesimi che, ormai da tempo, sono lo standard universale per l’acquisto di musica in rete.

La causa, precedentemente rigettata nel 2008 ma rinvigorita in appello in tempi recenti, ha visto la forte opposizione delle quattro case discografiche implicate, che ne hanno chiesta la chiusura per infondatezza. Secondo i rappresentanti legali delle major, non vi sarebbero sufficienti prove per stabilire eventuali attività illecite che, di conseguenza, si configurerebbero come mere illazioni dei denuncianti. La legge federale statunitense, così come sostenuto, richiederebbe una maggiore specificità d’accusa per consentire un eventuale avvio delle attività di antitrust.

La Corte Suprema, chiamata ad esprimersi sulla legittimità del procedimento legale, non l’ha tuttavia pensata allo stesso modo. Secondo il massimo organo giudicante statunitense, gli eventi descritti sono più che sufficienti per stabilire la fondatezza della causa che, di conseguenza, vedrà certamente un suo epilogo in tribunale.

Determinanti sono state due precedenti sentenze emesse dalla stessa corte che, così come accade nei sistemi di common law, sono vincolanti per gli organi giudicanti. Nel caso di concorrenza sleale che ha visto protagonista l’operatore Verizon nel 2007 e in una vicenda in cui le autorità furono accusate nel 2009 di lesioni a danno di un pakistano, la Corte Suprema ha sancito l’ammissibilità dell’azione legale nonostante gli elementi raccolti fossero addirittura meno pressanti di quelli emersi contro i big dell’intrattenimento. Il prossimo passo, perciò, saranno le attività di indagine, mentre per la prima udienza vera e propria bisognerà attendere il termine del 2011.

> FONTE: webnews.it

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz

LA SIAE OGGI NON HA PIU’ RAGIONE DEI ESISTERE – PETIZIONE PER ABOLIRLA

dicembre 29, 2010 :: Pubblicato da - Ta-Mario :: Pagina - News, SIAE

La Siae, con la tecnologia attuale, non ha più ragione di esistere.

E praticamente inutile ed è impossibile controllare migliaia e migliaia di downloads e migliaia e migliaia di PC. Se aveva un motivo di esistere il secolo scorso, quando il mezzo era la carta , il film in celluloide, il vinile, oggi, con il digitale ed Internet è possibile copiare tutto a costo praticamente zero da un capo all’altro del mondo. Bisogna adeguare il diritto d’autore con le nuove tecnologie.

Poichè è impossibile controllare i downloads e lo scambio peer to peer, l’unica strada per garantire il sacrosanto diritto dell’autore che ha solo la sua creatività, è fare intervenire gli sponsors che garantiscano all’autore i diritti tramite la pubblicità dello sponsor su ogni opera d’autore. Per quanto possa sembrare una cosa molto ” consumistica” è l’unica strada ed è inutile che gli autori si lamentino di non ricevere i dovuti diritti (vedi l’altra petizione sulla SIAE). I mezzi tecnologici per trasferire una pubblicità su un pezzo musicale (all’inizio e alla fine, oppure per farla apparire sul pannello digitale della radio e del CD player o del MP3 o su uno schermo nelle esibizioni dal vivo) esistono già adesso e si può applicare sia alle vecchie che alle nuove opere. Le opere più ascoltate saranno pagate dagli sponsor di più, perchè la pubblicità è più ascoltata. Ogni sponsor potrà “sponsorizzare un cantante, un gruppo nascente e puntare su di loro. Se avranno successo potranno fare pubblicità spendendo pochissimo grazie ad un contratto firmato in precedenza quando l’autore era sconosciuto, salvo poi, scaduto il contratto, ricontrattare il tutto se l’autore ha successo.

La SIAE inoltre, con i suoi controlli nei locali e nei bar è quella che ha fatto morire la musica e la creatività in Italia. Oggi per poter suonare in un locale, un qualsiasi cantante o gruppo o il locale stesso deve pagare il pizzo alla SIAE per poi scrivere nell’elenco delle canzoni suonate solo le prime 5 o 6 che vengono in mente, il più delle volte neanche suonate. Una vera e propria truffa. E’ impossibile infatti un controllo di quello che viene effettivamente suonato.

E quei pochi controlli portano sempre a delle multe mostruose solo perchè qualcuno ballava (ma come fai a dire al pubblico di non ballare?) Molti locali e bar, per non avere questo problema, non fanno suonare dal vivo e quindi i gruppi musicali nascenti in Italia muoiono di fame per mancanza di lavoro!

Leggi l’articolo originale e firma la petizione su Firmiamo.it

CONDIVIDILO SU:
  • Facebook
  • Twitter
  • MySpace
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Yahoo! Buzz